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Post Taggati ‘fantascienza’

Killer klowns from outer space di Stephen Chiodo

23 Aprile 2008 Commenti chiusi

Debbie e Mike amoreggiano in automobile quando vedono una stella cadente finire dietro una collina poco distante e decidono di raggiungere il posto. Lì vicino vive un vecchio contadino con il suo cane. Anch’egli ha visto la stella cadente ed è felice che sia caduta sulla sua proprietà perché pensa che verrà la tv, quindi persone, quindi soldi, una vera fortuna pensa il vecchio. Quando giunge sul posto trova quella che sembra una tenda da circo. [continua...]

Invasion di Oliver Hirschbiegel e James McTeigue

23 Aprile 2008 Commenti chiusi

Il quarto adattamento del romanzo di Jack Finney è senza dubbio il peggiore. La vicenda narra, per chi non lo sapesse, di una invasione aliena che sostituisce gli umani con delle copie identiche ma impersonali. Al centro di questo nuovo film la psichiatra Carol (Nicole Kidman) [continua...]

I quarant’anni di 2001: odissea nello spazio

23 Aprile 2008 Commenti chiusi

Quaranta anni fa a New York si proiettava per la prima volta 2001: odissea nello spazio, il film di Stanley Kubrick che ha cambiato per sempre la fantascienza cinematografica. Era il 4 aprile 1968. Il film dopo quaranta anni, beato lui, portati benissimo, riesce ancora ad affascinare con le sue infinite chiavi di lettura, e quel finale enigmatico, aperto, polisemico, trionfale, mastodontico, strano. Alla sua uscita, la critica, anche la più autorevole, non lo accolse bene. Pauline Kael, una dei più importanti critici americani così lo bollò: «il massimo film amatoriale». [continua...]

Il mostro del pianeta perduto di Roger Corman

23 Aprile 2008 Commenti chiusi

In un era post atomica sette persone trovano riparo presso un rifugio costruito preventivamente da uno di loro, Jim (Paul Birch), un ex militare che partecipò anni prima ad un esperimento nucleare. Gli altri sono Louise (Lori Nelson), sua figlia, Rick (Richard Denning), un geologo, Radek (Paul Dubov nella foto) un uomo che è stato contaminato più degli altri, Tony (Mike Connors) un gradasso che creerà non pochi problemi al gruppo, la sua donna, ex spogliarellista Ruby (Adele Jergens), e il vecchio cercatore d’oro Pete (Raymond Hatton) accompagnato dal fido asino Diablo. La radio [continua...]

Cloverfield di Matt Reeves

21 Marzo 2008 2 commenti

L’imponderabile, l’ignoto, lo sconosciuto, il mistero: sono questi i temi trattati, che piombano improvvisi sui protagonisti, in Cloverfield.
Rob, Hud, Lily, Marlena, Jason e Beth, tutti giovani, si ritrovano improvvisamente coinvolti in qualcosa che non capiscono, di immensamente più grande di loro.

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La Terra contro i dischi volanti di Fred F. Sears

25 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Gli americani, o meglio gli statunitensi, si sa che sono campioni nell’arte dell’intrattenimento in cui se la cantano alla grande. La Terra contro i dischi volanti di Fred F. Sears, datato 1956, non è da meno. Due almeno i film che hanno ispirato questo piccolo gioiello: La guerra dei mondi di Byron Haskin del 1953 (ispirato al romanzo di Wells) per il raggio distruttivo delle navicelle aliene (da questo film prende anche alcuni spezzoni non utilizzati per le scene dell’evacuazione cittadina), e Ultimatum alla Terra sia per l’immagine che il Dottor Marvin, sua moglie, il maggiore e il poliziotto vedono sullo schermo quando si trovano a bordo dell’astronave (si tratta delle stesse immagini della Terra e della Luna avvolti in una specie di nebbia che aprivano il film di Robert Wise del 1951), che per il look della tuta spaziale degli alieni che ricorda un po’ quella del robot Gort. Fonte di ispirazione fu anche il libro Flying Saucers From Outer Space scritto dal generale in pensione della marina americana Donald E. Keyhoe nel 1953. Il film che più di ogni altro si è ispirato ad esso è Mars Attacks! (1996) di Tim Burton. Evidente nel look degli ufo come nella citazione della scena dell’obelisco. Effetti speciali curati dal maestro Ray Harryhausen che dichiara nella sua autobiografia che questo è, tra i film che ha fatto, quello che gli piace di meno. Dicevamo che gli statunitensi se la cantano in questo film. Il glorioso esercito americano con i suoi eroici soldati semplici che muoiono in battaglia; le brillanti menti americane che meglio e prima degli altri trovano il punto debole del nemico. Un nemico che non si nasconde, che viene da lontano per conquistarci con le sue armi tecnologiche. Da notare un fatto importante: nello stesso anno esce anche L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel. In questo film il nemico che viene da lontano è quasi invisibile. Si nasconde tra gli umani, tra i buoni, da vera spia bastarda. Da vero integrato. Sono gli anni della guerra fredda, la fantascienza meglio di qualunque altro genere sapeva rappresentare la paranoia nascente negli Stati Uniti di un complotto contro di loro.

X-Men conflitto finale di Brett Ratner

12 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti

23 Novembre 2006 Commenti chiusi

Svegliati popolo e recati al cinematografo ad ammirare le mirabolanti avventure di Barbagli e degli altri eroi i quali il 10 maggio 1939 approdarono sul famigerato suolo bolscevico di Marte. A chi pensava che fosse solo un sogno, che fosse solo propaganda, noi fortemente, fortissimamente rispondiamo che quelle erano solo sciocche frasi pronunziate con il solo scopo di provocare. Propaganda? Discorso tipico da donnina quando esce di casa a perder tempo spettegolando e parlando male di tutto. Il filmato che vi mostriamo è il documento, la prova, che i valorosi Barbagli, Pini, Freghieri, Fecchia e Santodio al grido di "me ne frego", non curanti della paura per il pericolo, hanno davvero occupato l’ostile pianeta rosso. Il 10 maggio 1939 Marte è facista.

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A scanner darkly, un oscuro scrutare di Richard Linklater

10 Novembre 2006 1 commento

Tra otto anni girerà una nuova droga ricavata da un fiore blu che si chiamerà M. A combatterla ci penseranno dei poliziotti in grado di nascondere la propria identità grazie ad una tuta speciale. Uno di questi, Bob Arctor, si infiltra in una banda di schizzati formata da Jimmy che non smette mai di parlare e di informare la polizia, Ernie che ogni tanto va in paranoia, Donna che fornisce al gruppo la droga e che non sopporta il contatto fisico, e infine Charles arrivato allo stato terminale della dipendenza. Bob col passare del tempo diventerà sempre più schiavo della sostanza M, che porta i due emisferi del cervello a bisticciare tra di loro causando allucinazioni, tremori, perdita della memoria, frasi senza senso, perdita dell’identità. A Scanner Darkly: un oscuro scrutare è stato girato da Richard Linklater con la stessa tecnica che aveva utilizzato per Waking Life (2001). Riprendere attori in carne ed ossa e cartoonizzarli in fase di post produzione. Un lavoro lunghissimo, è il film con la più lunga post produzione si dice, che ha permesso al regista di girare nel frattempo due pellicole normali. Tratto dal libro omonimo di Philip K. Dick (Ed. Fanucci) che non ho letto ma lo farò prestissimo, è una pellicola pessimista e nera che regala anche numerosi momenti comici con i discorsi sconnessi e paranoici dei tossici James ed Ernie e più in generale con tutte le situazioni in cui sono insieme. È una storia che fa riflettere su temi che a Dick non sono nuovi, come quello della perdita dell’identità, del libero arbitrio negato o dubbio, della realtà mischiata con l’illusione. Il pessimismo che aleggia per tutta la durata è dovuto proprio a queste consapevolezze. Ma c’è di più: il cazzotto in faccia finale. Tutto questo è voluto dai soliti potenti, dai soliti vertici che alla fine condannano, e chi credevi tuo amico in realtà è un’altra cosa. Una contraddizione di fondo che gli Stati Uniti d’America conoscono molto bene. Si reputano democratici e poi applicano la pena di morte. Si buttano in guerra per far arrivare la pace e la democrazia dove non ci sono. Tirano il sasso e nascondono la mano. Creano assassini, drogati, criminali e poi li condannano. Il film è pieno zeppo di star famose. A parte Keanu Reeves nel ruolo del poliziotto Arctor, ci sono Robert Doweny Jr (Guida per riconoscere i tuoi santi) e Woody Harrelson (Radio America) bravissimi nei ruoli degli amici tossici James e Ernie, Winona Ryder in quelli della spacciatrice e Rory Cochrane che interpreta Charles il tossico bruciato. Forse un po’ troppi attori famosi, seppur azzeccati, possono rovinare parzialmente un film. È comunque da vedere anche solo per curiosità. Non è un capolavoro ma diventerà probabilmente un cult. L’idea di cartoonizzare attori in carne e ossa era stata sperimentata anche dalla strana coppia Lars Von Trier-Jørgen Leth in quel piccolo gioiello che è Le Cinque Variazioni (2003).

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Quando l’horror e la fantascienza si impegnano

8 Ottobre 2006 Commenti chiusi

L’horror e la fantascienza non sono sempre spettacoli di puro intrattenimento. Spesso possono essere delle feroci metafore del mondo in cui viviamo. Già nel 1956 Don Siegal con L’invasione degli ultracorpi aveva dato prova di questo potenziale narrando una storia in cui le paranoie della guerra fredda venivano metaforizzate. L’idea di un’invasione aliena che sostituisce le persone che si addormentano con delle copie prive di personalità, non poteva che essere una metafora della paura americana che il nemico fosse già lì camuffato. L’horror dal canto suo ha provato a trasmettere questi tipi di disagi in pellicole famosissime come The Fog (1980) di John Carpeter. La storia di The Fog parla di una cittadina che festeggia il proprio centenario è che viene "attaccata" da una nebbia luminosa contenente degli zombie che uccidono alcuni cittadini. Nel corso del film si scopre che la città è stata fondata uccidendo e derubando dei lebbrosi che a distanza di cento anni tornano per reclamare vendetta. È chiaro che il film vuole essere una metafora degli indiani d’America. Basti pensare che gli Stati Uniti erano ancora freschi di festeggiamenti per il duecentenario della dichiarazione d’indipendenza (1776-1976). Qualche anno dopo anche Wes Craven prova a cimentarsi con paure più terrene con il cult Nightmare: dal profondo della notte (1984). Qui un pedofilo ucciso dai genitori delle sue vittime torna come spirito per completare quello che aveva iniziato. I bambini che non ha avuto il tempo di uccidere quand’era vivo sono adesso grandicelli e non sanno niente di quanto accadde anni prima. Hanno tutti un incubo ricorrente e comune: un uomo sfigurato e con degli artigli al posto delle dita che li vuole uccidere e se ci riesce si muore per davvero. Wes Craven con questo suo film riprende la lezione degli ultracorpi e la modernizza. Se prima bastava addormentarsi per essere sostituiti da una copia senza sentimenti, adesso basta addormentarsi e avere l’incubo giusto per rimetterci la pelle. L’idea di essere attaccati nel momento in cui dormiamo nasconde la paura sulla nostra vulnerabilità in certe situazioni. Quando dormiamo siamo o non siamo indifesi? Sempre John Carpenter in Essi vivono (1988) ci dice che si può dormire quanto e quando si vuole perché gli alieni sono già lì da molto tempo, per vederli occorre mettersi un paio di occhiali e scoprire che essi hanno occupato tutti i posti strategici della società. Non solo sono perfettamente camuffati ma anche perfettamente integrati. In un post precedente accennavo al film di Peter Bogdanovich Bersagli (1969). In questo film, interpretato da Boris Karloff, un ragazzo di buona famiglia decide un giorno di giocare al tiro a bersaglio umano. Lo fa prima da sopra un gigantesco container sparando agli automobilisti, poi si reca in una sala cinematografica e inizia a farlo sul pubblico di una prima di un film dell’orrore. Se anche un ragazzo di buona famiglia si mette in testa di uccidere chi vuole allora è l’anarchia! Anche il protagonista di Arancia Meccanica (1971) è di buona famiglia e di buona cultura eppure nonostante anche le attenzioni dei genitori sceglie una vita all’insegna della violenza. In quanti film dell’orrore il vero mostro è in realtà l’uomo e non la creatura che spesso chiede solo di essere lasciata in pace? “Frankenstein” (1931) di James Whale si mostra simpatizzante per la creatura più che per lo scienziato. Anche “Il mostro della laguna nera” (1954) è un perseguitato solo perché si trova lì da prima ed è più antico. Lo stesso vale per i protagonisti di Freaks (1932)diretto da Tod Browing: anch’essi sono le vittime dell’intolleranza e della cattiveria di Cleopatra ed Ercole, e per questo la pagheranno carissima. Il film è uno splendido invito a tollerare gli altri ed è anche una riflessione su noi stessi che non può che finire con un mea culpa. Pensiamo adesso un attimo al significato moderno della parola vampiro inteso come persona o istituzione che attira a se, risucchia, deruba. Quando nacque il cinema questo significato metaforico andò ad indicare una donna che usa il suo fascino per attirare e rovinare gli uomini: la così detta vamp. Ancora, ne Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, film del 1919, si affrontano due paure tipicamente moderne: la prima riguarda la paura che degli estranei possano invadere il nostro mondo sicuro e distruggerci (il dottor Caligari e il sonnambulo Cesare sono attori itineranti che arrivano da fuori); la seconda la paura è che l’emarginato sociale possa insorgere contro il sistema costituito (Caligari si vendica del segretario comunale che lo disprezzò). Sugli emarginati sociali ha fondato tutta la sua poetica Tim Burton. Prendete Duel (1971) di Steven Spielberg (tratto da Richard Matheson) e vedete il camionista come il proletario, allora è chiaro che l’automobilista occuperà il ruolo del borghese. Abbiamo accennato al Frankeinstein di James Whale, lo scienziato che pur di emulare dio dimentica le sue responsabilità di cittadino e di essere umano. C’è anche un altro tipo di scienziato che è quello inconsapevole di essere servo di qualche autorità politica come Rotwang in Metropolis (1927) di Fritz Lang. Peggio accade in Hallucination (1963) di Joseph Losey dove burocrazia e scienza stringono un patto distruttivo. Per finire gli zombie di La notte dei morti viventi (1968) non sono tornati in vita grazie al voodoo, come nei film Ho camminato con uno zombie (1943) e Il serpente e l’arcobaleno (1988), quanto piuttosto a causa di un misterioso incidente. Insomma, l’horror e la fantascienza quando sono di qualità fanno anche riflettere oltre che far saltare dalla poltrona.

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