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In questo mondo libero… di Ken Loach

12 Ottobre 2007

Il mondo del lavoro di oggi, si sa, è ricco di fregature, in continuo cambiamento, sospeso tra legalità e illegalità, mal pagato, precario. È un lavoro che è difficile trovare quando si hanno tutte le carte in regola, figuriamoci quando a cercarlo sono tantissime mani alzate di immigrati, magari clandestini. Il lavoro però resta un diritto di tutti perché ci permette di vivere, ci dà dignità.

Se dall’altra parte chi procura il lavoro è una giovane madre con la voglia di riscattarsi ma senza la giusta coscienza/esperienza, il quadro che esce fuori è desolante, dispersivo, ambiguo, con pochissime possibilità di uscita. Angie (Kierston Wareing) ci mette anima e cuore perché è stufa di una vita lavorativa alle dipendenze di qualcuno, vuole provarci per non fare la fine di suo padre, per dare una vita più agiata a suo figlio Jamie (Joe Siffleet). Brucia le tappe, fa molti errori, compie azioni scorrette e illegali, infligge molti torti ai suoi lavoratori ma non se ne cura più di tanto perché la sua unica preoccupazione è quella di sistemare se stessa. La situazione gli sfugge di mano, non si rende conto che anche adesso fa sempre parte dello stesso meccanismo, ha solo cambiato ruolo, muove solo altri ingranaggi.

In questo mondo libero… bisogna sopravvivere costi quel che costi, vince la legge del più forte, del più numeroso, del più prepotente, del più furbo, del più determinato. In questo mondo libero… ci sono due fazioni separate che hanno bisogno l’uno dell’altro eppure si fanno spesso la guerra; due fronti con più punti in comune di quanto non si direbbe. Ogni parte in gioco ha le sue ragioni e sarà la rivendicazione di queste, da una parte e dall’altra, a portare un po’ di precario equilibrio.

Le due parti in gioco (sceneggiatura scritta dal solito Paul Laverty) hanno sì delle parti in comune ma anche delle grosse differenze. Angie è la classica inglese bionda che gira a procurar/si lavoro in sella alla sua moto, la sua amica coinquilina e collega Rose (Juliet Ellis) una mulatta perfettamente integrata che per via delle sue origini avrà più di una volta qualcosa da ridire sugli atteggiamenti poco corretti dell’amica. Nonostante tutto non la abbandonerà. Dall’altra parte il degrado di persone e famiglie costrette a vivere in stamberghe o alla meglio in accampamenti di roulotte. Una folla disperata disposta a tutto pur di sopravvivere.

Ken Loach pur simpatizzando per gli immigrati lavoratori, vedi il polacco Karol (Leslaw Zurek) e l’iraniano senza permesso di soggiorno, mantiene uno sguardo obiettivo nel raccontare questa situazione. Non può far altro che mostrarci le ragioni dell’uno e quelle dell’altro e le sue inevitabili conseguenze come a voler dire: se le cose restano così non può che finire in questo modo.

 

  1. 13 Ottobre 2007 a 2:07 | #1

    Ciao Robert, è interessante il tema di questo film ! Bè ultimamente qualsiasi discorso sul tema del lavoro mi interessa :D

    Ken Loach poi è praticamente specializzato nelle tematiche del lavoro: bella l’idea del punto di vista a 360 ° .

    Cane di paglia, me lo ricordo, praticamente Hoffman passa dall’ignavia all’istinto primordiale di difesa del territorio, molto bello, e quasi cotemporaneo di deliverance. Grande Sam Peckinpah !

    Buon weekend !

  2. 15 Ottobre 2007 a 14:44 | #2

    L’ho visto ieri sera (finalmente!). E mi è piaciuto. Concordo con la tua recensione. Un film comunque da non perdere. Uno dei migliori Loach. Grazie e a presto.

  3. 15 Ottobre 2007 a 23:25 | #3

    Come detto, concordo in pieno… hai fatto bene a sottolineare la grande obiettività di Loach nel trattare un argomento tanto delicato
    Ciao

  4. 17 Ottobre 2007 a 16:42 | #4

    Grande blog, molto interessante. Posso mettere il link sul mio? attendo in rispettoso silenzio e grazie del post.

  5. 20 Ottobre 2007 a 15:14 | #5

    difatti io parlo di forzatura che ho sentito io non di mancanza di attinenza alla realtà, quando dico che loach è contemporaneo come pochi altri dico questo, poi a me le forzature pure se arrivano da un indignato sincero e attento come lo è loach in coppia col fido laverty quando scrive, non piacciono ecco

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