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L’arte del sogno di Michel Gondry

14 Febbraio 2007

È difficile non sentirsi spiazzati da un film come L’arte del sogno, l’ultima fatica di Michel Gondry. Il protagonista è Stéphane (Gael Garcia Bernal visto anche in Babel) un ragazzo, orfano di padre, che si stabilisce a Parigi per lavorare (raccomandato dalla influente madre) in un’agenzia di calendari. Stéphane sogna molto, adora sognare, preferisce sognare piuttosto che stare sveglio. All’inizio del film lo vediamo conduttore di una sua immaginaria trasmissione tv ("Stéphane Tv") spiegare gli ingredienti che compongono un sogno. Sta già sognando. Per tutta la durata del film sarà difficile capire la differenza tra sogno e realtà, quando finisce l’uno e inizia l’altra. Nei sogni si rifugerà sempre di più quando si innamorerà della sua vicina di casa, Stéphanie (Charlotte Gainsbourg). Stéphanie ha molte affinità con lui (soprattutto di tipo artistico), il che rende le cose solo più complicate perché non fa altro che aumentare l’infatuazione platonica di lui. Ma se all’inizio la differenza tra sogno e realtà è in qualche modo riscontrabile, dopo un po’ diventa difficile individuarla. Innamorarsi è già di per sé vivere in uno stato di sogno. Vivere un amore non corrisposto, o almeno questo è quello che lui pensa, lo fa rifugiare sempre di più nei sogni, dove accade quello che vuole (almeno fino a un certo punto). È se quello che ha sognato fosse accaduto realmente, nel senso che non era un sogno ma la realtà? E se invece quello che ha sognato altro non è che un ricordo di una cosa realmente accaduta? Al risveglio da un sogno intenso, ce lo chiediamo tutti noi: era un sogno o è accaduto realmente? Stéphane vive in questo stato, facendosi questa domanda continuamente. Potrebbe sognare così intensamente da essere sonnambulo? Può darsi. Potrebbe l’intensità dei suoi sogni essere talmente forte da influenzare a distanza i sogni di Stéphanie? Può essere. Il nostro punto di vista è quello di Stéphane. Non riusciamo ad essere obiettivi più di tanto. Se nel film «Se mi lasci ti cancello» (Eternal sunshine of the spotless mind) lasciamo spesso i ricordi/il punto di vista di Jim Carrey, qui è tutto o quasi dal punto di vista di Stéphane. È presente in ogni scena, sempre protagonista. Le sue azioni come i suoi sogni/pensieri, così come la sua presenza come quando Stéphanie racconta all’amica Zoé (Emma de Caunes) di aver sognato Stéphane consegnargli una lettera di confessioni. «L’arte del sogno» è un film che non disturba. Un sogno nel sogno. Una matrioska di sogni e pensieri, di mondi ed eventi che confondono e si confondono, di indizi rivelatori. Un po’ come nel gioco con la margherita "m’ama non m’ama" solo che qui al posto dei petali ci sono i due mondi del sogno e della veglia/realtà.

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  1. anita
    21 Novembre 2007 a 12:07 | #1

    è passato un po’ di tempo ma la tua recensione è stata così efficace da farmi rivivere esattamente le stesse sensazioni provate durante il film. Bravo! Non smetterlo mai di dirtelo: sei troppo pieno di talento!

  2. 21 Novembre 2007 a 15:40 | #2

    Chi sarà mai questa Anita?

    Anita!! Che bella sorpresa!!! Grazie per la visita qui in questo spazio che piano piano sta spogliandosi di tutto ciò che ha di cinematografico.

    Vienimi a trovare nel nuovo spazio.

    Trovi il link cliccando sul mio nome in questo messaggio, o nell’ultimo post che è quello che trovi in alto a tutto e che si chiama Il cinema si trasferisce.

    Ci sto mettendo un botto perché ultimamente non ho tempo neanche per andare al bagno e infatti puzzo parecchio.

    Grazie per la visita!!!!!!

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