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Archivio Febbraio 2007

Gli assedi – Cane di paglia di Sam Peckinpah

28 Febbraio 2007 2 commenti
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Invasioni in casa

27 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Il tema delle invasioni è ampio molto ampio. Il principio che le accomuna tutte potrebbe essere: nessun luogo è sicuro. Siamo in vacanza, ci perdiamo, e la famiglia che vive da quelle parti ci prende in antipatia. Mandiamo un messaggio nello spazio e chi lo legge interpreta male. Risvegliamo il diavolo che arriva fino negli Stati Uniti per invadere il corpo di una ragazzina. Nessun luogo è sicuro. Perché in ogni luogo c’è un nemico, anche in quelli ultraterreni. In casa Regan non era al sicuro perché il maligno arriva dove vuole. Ma il maligno può essere ancora più ingannevole. [continua...]

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Nuovi strumenti pedagogici

27 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Quando siamo noi gli invasori

26 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Nel film La Terra contro i dischi volanti abbiamo visto un esempio di invasione da parte di forze sconosciute e tremende. La storia del cinema ci ha deliziato anche con pellicole che partono dal concetto opposto. Già nel film Freaks (1932) di Tod Browing Cleopatra ed Ercole invadendo con prepotenza nel mondo dei fenomeni da baraccone fanno una brutta fine. In quest’opera maledetta, che costò al regista la carriera dopo il successo di Dracula, i freaks, mostri solo apparenti, si ribellano alla cattiveria degli umani, i veri mostri del film. Per la prima volta i ruoli si scambiano. Per la prima volta il cinema ci vuole insegnare che l’apparenza inganna. I freaks hanno motivo e ragione di uccidere perché quello che Cleopatra ed Ercole gli hanno tolto è la loro dignità. Questo e altri motivi, tra i quali il fatto che il regista ha voluto utilizzare veri scherzi della natura come attori, ha fatto guadagnare alla pellicola la nominata di opera maledetta. Ci sono casi però in cui i protagonisti sono invasori inconsapevoli. Con il film Gli invasati (1963). Il regista Robert Wise (ha diretto il citato Ultimatum alla Terra e il musical West side story, oltre al gioiello Andromeda che parla di un virus alieno e il primo Star Trek) mostra una serie di persone in una casa infestata da fantasmi cadere vittima delle proprie paure e delle proprie suggestioni. Qualcosa di simile accade anche ne La casa dei fantasmi (titolo originale House of haunted hill, 1959, regia di William Castle, con Vincet Price). Anche lì la suggestione, non solo dello spettatore ma anche dei protagonisti, svolge un ruolo importante. Alla fine di questo tipo di pellicola rimane quindi il dubbio. C’erano veramente i fantasmi? Nel film Poltergeist di Tobe Hooper (1982) protagonista è una tipica famiglia americana che si trasferisce in una nuova casa, in un nuovo quartiere. Il capofamiglia è il venditore immobiliare di punta dell’azienda proprietaria delle nuove case. Ben presto si accorgono che la loro nuova abitazione è infestata mentre quella dei vicini no. I fantasmi rapiscono la loro figlia più piccola. Chiamano scienziati ed esperti del paranormale. Scopriranno che il motivo di queste manifestazioni è da attribuire all’uomo. Nei film King Kong di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack (1933) e Il mostro della laguna nera (1954) di Jack Arnold l’uomo scopre qualcosa che è più antico dell’uomo stesso. Qualcosa che si trova lì da prima di lui. Lo cattura e lo pone all’attenzione del pubblico. Anche qui le conseguenze saranno disastrose. La creatura catturata dimostrerà meno cattiveria degli uomini, e la violenza che manifesta è solo dovuta alla cattiveria umana, che manipola e sfrutta la creatura oltre ad ucciderla spesso e volentieri. Ciò che è primordiale fa paura e per tanto va isolato. Ciò che è più antico di noi non deve vivere più tranquillamente, deve essere sfrattato e ucciso al più presto, non prima di essere umiliato e spaventato. Non prima di farci due soldi o due esperimenti. Se la zona che sembra inesplorata nasconde antiche creature è compito del cattivo civilizzato ripulirla. "Deportare" la creatura in un mondo civilizzato che non conosce accresce l’empatia nei suoi confronti da parte del pubblico. Ecco perché un film come King Kong è innanzitutto un film drammatico. Come a volersi vendicare per questi primogeniti che l’uomo tecnologico scova e gli uccide, la natura si vendica scatenando uragani, terremoti, incendi, disgeli, animali innocui che diventano violenti, risvegliando creature preistoriche decisamente più ignoranti di dieci Kong messi insieme. Un’invasione in un territorio già occupato da qualcuno o qualcosa è al centro anche del film di John Carpenter The fog. Gli zombi nascosti nella nebbia luminosa che avvolge improvvisamente Bodago Bay altri non sono che i fantasmi vendicativi di una colonia di lebbrosi uccisi e derubati per costruire la città. Quando dei ragazzi in vacanza si perdono per strada o hanno bisogno di aiuto perché la loro macchina è in panne la situazione per loro non si può dire che migliori. Quello che di solito accade è che una famiglia pazzoide li faccia a pezzi. Non aprite quella porta di Tobe Hopper (1974) è l’esempio più lampante, ma vale la pena di ricordare anche Le colline hanno gli occhi di Wes Craven (1977) e il poco noto American Gothic (1988) di John Hough con Rod Steiger e Yvonne De Carlo. Recentemente il musicista Rob Zombie ha contribuito al tema con i suoi film La casa dei 1000 corpi, quasi un remake di Non aprite quella porta, e il suo seguito La casa del diavolo. Secondo questi film negli Stati Uniti sembrerebbe esserci la più alta concentrazione di famiglie assassine, ecco allora a smentire la teoria il violento Wolf Creek di Greg McLean (2005) ambientato in Australia. Sempre dall’Australia arriva il film di Peter Weir Picnic ad Hanging Rock del 1975 dove una natura misteriosa e da capogiro rapisce delle giovani invadenti fanciulle. Insomma, accettare un invito a cena in un luogo isolato non è furbo, lasciarsi aiutare da un estraneo è da pazzi, comprare una casa solo perché costa poco è da sprovveduti, usare la tecnologia per eliminare ciò che è più antico è moralmente inaccettabile e le conseguenze si faranno sentire presto. L’unica cosa da fare sembra essere quella di rimanere chiusi in casa sperando che nessuno ci venga ad invadere. Ecco allora a smentirci L’esorcista di William Friedkin (1973). Il demonio, liberato in un luogo del terzo mondo, raggiunge New York dove si impossessa di una bambina dalla madre laica e le idee liberal (dice le parolacce davanti alla figlia senza problemi). Non c’è scampo…
Link: Quando l’horror e la fantascienza si impegnano.

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La Terra contro i dischi volanti di Fred F. Sears

25 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Gli americani, o meglio gli statunitensi, si sa che sono campioni nell’arte dell’intrattenimento in cui se la cantano alla grande. La Terra contro i dischi volanti di Fred F. Sears, datato 1956, non è da meno. Due almeno i film che hanno ispirato questo piccolo gioiello: La guerra dei mondi di Byron Haskin del 1953 (ispirato al romanzo di Wells) per il raggio distruttivo delle navicelle aliene (da questo film prende anche alcuni spezzoni non utilizzati per le scene dell’evacuazione cittadina), e Ultimatum alla Terra sia per l’immagine che il Dottor Marvin, sua moglie, il maggiore e il poliziotto vedono sullo schermo quando si trovano a bordo dell’astronave (si tratta delle stesse immagini della Terra e della Luna avvolti in una specie di nebbia che aprivano il film di Robert Wise del 1951), che per il look della tuta spaziale degli alieni che ricorda un po’ quella del robot Gort. Fonte di ispirazione fu anche il libro Flying Saucers From Outer Space scritto dal generale in pensione della marina americana Donald E. Keyhoe nel 1953. Il film che più di ogni altro si è ispirato ad esso è Mars Attacks! (1996) di Tim Burton. Evidente nel look degli ufo come nella citazione della scena dell’obelisco. Effetti speciali curati dal maestro Ray Harryhausen che dichiara nella sua autobiografia che questo è, tra i film che ha fatto, quello che gli piace di meno. Dicevamo che gli statunitensi se la cantano in questo film. Il glorioso esercito americano con i suoi eroici soldati semplici che muoiono in battaglia; le brillanti menti americane che meglio e prima degli altri trovano il punto debole del nemico. Un nemico che non si nasconde, che viene da lontano per conquistarci con le sue armi tecnologiche. Da notare un fatto importante: nello stesso anno esce anche L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel. In questo film il nemico che viene da lontano è quasi invisibile. Si nasconde tra gli umani, tra i buoni, da vera spia bastarda. Da vero integrato. Sono gli anni della guerra fredda, la fantascienza meglio di qualunque altro genere sapeva rappresentare la paranoia nascente negli Stati Uniti di un complotto contro di loro.

«Ma chi è?» Francesca Inaudi

25 Febbraio 2007 Commenti chiusi

L’attrice di oggi è in realtà molto affermata grazie alla sua partecipazione alle stagioni 6 e 7 di "Distretto di polizia". Stiamo parlando della bellissima e bravissima Francesca Inaudi. Questi i suoi film principali: Dopo mezzanotte diretta da Davide Ferrario del 2004 è il film che la fa scoprire, La bestia nel cuore (2005) di Cristina Comencini, nello stesso anno partecipa a L’orizzonte degli eventi di Daniele Vicari. Nel 2006 ha lavorato nell’episodio del film 4-4-2 intitolato "La donna del mister", in N: (io e Napoleone) di Paolo Virzì e in Viaggio in Italia: una favola vera film Tv diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero per la trasmissione "Ballarò". Che dire di lei? Classe 1977, diplomata al "Piccolo di Milano", partecipa a stages con personalità come Bruce Myers e Carolyn Carlson. La foto che il sito www.mymovies.it allega allo spazio che le dedica fa letteralmente schifo. Probabilmente è stata fatta con un telefono cellulare. Francesca Inaudi ha un viso particolare, uno sguardo intenso. Fragile e furbetto allo stesso tempo. Potrebbe recitare qualsiasi ruolo se glie lo permettessero. A ribadire la sua popolarità il suo sito internet dove ogni tanto scrive qualcosina.
Riferimenti: Visita il sito di Francesca Inaudi

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Vero come la finzione di Marc Forster

22 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Vero come la finzione è la surreale, divertente e anche triste storia di un uomo qualunque. Parla di destino e lo fa con ironia. Il protagonista è Harold Crick (Will Ferrell), un esattore fiscale dalla vita piatta che un giorno scopre di essere il protagonista del romanzo che la famosa Kai Eiffel (una bravissima Emma Thompson) sta scrivendo. La particolarità di questa scrittrice è che fa morire sempre il protagonista. Harold Crick decide, giustamente, di incontrarla per fargli cambiare idea. Alcune situazioni si erano già viste. Il vedere fantasmi che gli altri non vedono (pensate a Incubi notturni del 1946 o a Ghost) o sentire voci che gli altri non sentono, come nel nostro caso, genera sempre la situazione comica di parlare/interagire con quella presenza davanti a degli attoniti spettatori (vuoi che siano passanti come nel nostro film o che sia un barista come nel già citato Incubi notturni). Questo film va oltre questo cliché. Innanzi tutto perché la voce (che va e che viene) non gli parla ma narra (in terza persona) quello che lui sta facendo e quello che sta pensando. Lo aiuterà a capirci qualcosa un professore di letteratura (Dustin Hoffman) e a suo modo una panettiera (Maggie Gyllenhaal) di cui è innamorato. Vero come la finzione (titolo originale Stranger than fiction, perché dobbiamo cambiare sempre il senso dei titoli? Perché?) è un film curioso che vuol farci apprezzare i piccoli momenti della quotidianità. Scritto da Zach Helm, regista del film che vedremo l’anno prossimo «Mr. Magorium’s wonder emporium» con Natalie Portman, Dustin Hoffman e Jason Bateman. Marc Forster dopo gli ottimi Monter’s ball (2001), Neverland (2004) e l’onirico Stay (2005) si conferma come uno dei più interessanti registi degli ultimi anni anche con questa pellicola in bilico tra due mondi diversi, tra stati d’animo differenti e contrastanti.

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«Ma chi è?» Elisabetta Rocchetti

22 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Elisabetta Rocchetti ha un viso che non passa inosservato, un fisico da fotomodella, e recita volentieri in pellicole non commerciali. Si laurea in giurisprudenza, dice che è stato facilissimo… È un avvocato, anche suo padre è avvocato, quando non recita fa l’avvocato, quindi attento a quello che dici… Inizia a lavorare come attrice da giovanissima in una serie tv vista anni fa su "Sat 2000". Ha lavorato con Carlo Verdone in due film: C’era un cinese in coma (2000) e L’amore è eterno finché dura (2004), con Dario Argento ha girato Non ho sonno, Il cartaio e Ti piace Hitchcock?. Nel 2002 interpreta Deborah nel film italiano più bello di quell’anno: L’imbalsabatore di Matteo Garrone. Nel 2005 con i Manetti Bros gira Piano 17 (film girato in digitale e autoprodotto dai registi e dagli attori) in cui interpreta Violetta. È apparsa anche in M. D. C. Maschera di cera e I tre volti del terrore entrambi diretti da Sergio Stivaletti. L’ultimo lavoro che si conosce è nel film tv Crimini intitolato Il Bambino e la Befana (2007) ancora diretta dai Manetti Bros.

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L’amore non va in vacanza di Nancy Meyers

21 Febbraio 2007 1 commento

Ah l’amore… Eh le donne… Quella fragile che piange sempre (Iris, interpretata da una sempre brava Kate Winslet) e quella che non riesce a esternare i propri sentimenti (Amanda, Cameron Diaz). Le loro storie d’amore finiscono e decidono di prendersi una vacanza per dimenticare tutto (da qui il titolo originale della pellicola The holiday, appunto, la vacanza, da noi allungato in L’amore non va in vacanza). Grazie a un annuncio internet si scambiano le case per due settimane: Iris vive vicino Londra dove lavora come giornalista, Amanda vive a Los Angeles dove fa la montatrice di trailer cinematografici. È chiaro che la vacanza farà bene alle due donne. Alla prima il destino fa incontrare un uomo simpatico, gentile, sensibile (il compositore Miles, Jack Black) alla seconda capita Graham, il fratello di Iris (Jude Law): correttore di bozze o una cosa del genere, un uomo senza dubbio più bello e in più con un passato non vergognoso ma che comunque vuole tenere nascosto ad Amanda. Il primo amore è di tipo più platonico, il secondo decisamente più fisico. Le due nuove coppie sanno che non può funzionare per via della distanza. Eppure ci provano. Perché al cuor non si comanda? Certamente, ma se il messaggio è che l’amore arriva quando meno te lo aspetti (sai che novità…), non c’è un masochismo di fondo (o di base?) nel far innamorare quattro persone così lontane geograficamente? Cerchiamo di dirlo meglio: Nancy Meyers (regista nel 2000 di What women want) conclude la pellicola, che scrive anche, con un (spero) falso happy end, con una situazione talmente paradossale, inverosimile, mielosa, da andare (spero) al di là del facile messaggio l’amore non conosce ostacoli, o e vissero per sempre felici e contenti. La ragione non ha motivo di esistere in questa pellicola, proprio perché l’amore ha preso il sopravvento. Forse è proprio questo che il film vuole ribadire: l’amore, i sentimenti, non sono mai un atto ragionato. Spesso nell’amore ci incartiamo perché è così che deve essere, perché la parte razionale va in black-out. L’amore è quindi il trionfo anche del masochismo. Se non è così vuol dire che questo film fa cagare. O che non l’ho capito. Mi sa che è 70% la prima e 30% la seconda… Il film comunque segna il graditissimo ritorno di uno degli attori viventi più grandi del mondo Eli Wallach (l’indimenticato "Brutto" del film Il buono, il brutto, il cattivo. A proposito chi mi dice il nome per intero del personaggio che interpretava nel film di Leone vince i miei più sentiti complimenti) qui nel ruolo di un vecchio sceneggiatore vicino di casa di Iris.

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Cara volgarità, cara violenza.

21 Febbraio 2007 Commenti chiusi

Cara volgarità, cara violenza,
ultimamente siete tornati all?attenzione.
Non so se la cosa è un bene o un male. Personalmente non ho nulla contro di voi. Molti dicono invece che siete un pericolo e vi manderebbero volentieri a ?fanculo, ma sarebbe volgare e non lo fanno.
Perché vi prendono sul serio così in malo modo? Perché vi accusano di contribuire alla rovina del mondo? Perché, per esempio, in pochi si fanno una risata invece di incazzarsi? Perché non vi vedono come strumenti pedagogici ma come cose diseducative? Perché il male che esprimete non viene trasformato in qualcosa di bello? Perché abbiamo dimenticato questo? Perché sta tutto degenerando?
Non siamo mai stati così pigri.