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Archivio Ottobre 2006

Domandone: che c’è dentro la valigetta di Pulp Fiction? (prima parte)

26 Ottobre 2006 3 commenti

Non si può certo dire che "Pulp Fiction" sia un film impegnato. Eppure ci stuzzica la mente con parecchie domande. Tra queste la più frequente e quindi la più scontata è: Che cosa c’è dentro la valigetta? Tarantino dà indizi che contrastano tra di loro come a voler dire non c’è niente o c’è tutto il che potrebbe dire, alla fine, che c’è quello che vuoi. Alcuni non si sa nemmeno se sono indizi veri e propri, magari sono solo particolari che crediamo indizi. Eppure gira tutto o quasi intorno a questo oggetto: Marsellus ci tiene molto a riaverla indietro. Che cosa contiene quindi di tanto importante? Non credo che contenga soldi o oro. Sarebbe troppo banale. Secondo voi?

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Squadra entropia (2)

24 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Pierpaolo smise di leggere e cacciò un urlo pazzesco scaraventando i fogli per aria.
-Non va bene- pensò continuando a camminare. -Fa schifo fa proprio schifo- mentre raccoglieva i fogli sparsi per la stanza.
Si buttò sul letto e chiuse gli occhi. Dalla finestra di fronte Eugenio e Paride che giocavano con la Playstation imprecando a più non posso.
-Come scrittore faccio cagare- pensò con le braccia incrociate dietro la testa.
-E d?altra parte me lo hanno detto chiaramente tutte le case editrici che ho contattato-
-Sei un culo rotto di merda- disse Paride a Eugenio.
-Come mi ha detto Del Beato? ?Lei dovrebbe dedicarsi a tempo pieno ai suoi ragazzi. Sono sicuro che con loro ha molto successo?- ricordò.
-Neanche punizione mi ha dato- disse Paride
-Stai zitto. Sei buono solo a fare il pianto- rispose Eugenio
-Quella era espulsione cazzo e non ti ha fatto niente. Hai rifatto i magheggi- fece Paride.
-I ragazzi non mi odiano ma non so se mi rispettano. Boh- rimuginò Pierpaolo.
-Noooooooo!- gridò Paride
-Parla parla. Tu parla che io segno- disse Eugenio ridendo ?Ah Ah bambolo-
-E quello della casa editrice di Firenze, coso?Sengrilli? Com?è che mi disse? ?Lei non è tagliato per fare questo lavoro. Lo si capisce dalla qualità dei suoi lavori? Quella sì che è stata la realtà buttata in faccia- pensò mentre si girava su un lato.
-Tu c?hai più culo che anima- fece Paride.
-Che culo? Cretino! Alla fine del primo tempo guardiamo i tiri in porta-
-La cosa peggiore me l?ha detta Ernesto-
-Ancora co? ?sto schemino. Ma non l?hai capito che non serve. Occhio al contropiede-
-E sì e stai a gioca? da solo- disse Paride.
-?Siamo amici e posso dirtelo da amico. Questa è autentica merda?
?E tu proprio in nome della nostra amicizia inseriscimi da qualche parte. Dai che ne pubblicate di robaccia?
?Senza dubbio. Ma questo tuo roman?romanzo sì? Com?è che l?hai chiamato? «100 CADAVERI IN 10 MINUTI», è qualcosa di impubblicabile?
?A me non sembrava poi così malvagio?
?È immondizia. Mi licenziano se solo la segnalo una cosa del genere?-
-Palo!!! Maledetto!!! Palo!!! Poi io c?ho il culo rotto è?- disse Eugenio.
-Che casino che fanno questi. Come li invidio? Chissà se avranno un futuro migliore del mio?- pensò Pierpaolo ?Come primo tentativo di scrivere qualcosa di nuovo non sono per niente soddisfatto. Volevo provare ma vedo che non è giornata-
-Statistiche. 21 tiri a 5. 1 a 0 per me. Muto e pippa- fece Eugenio.
-C?è ancora un tempo non parlare prima della fine-
-Immagina di farti esaminare questa cosa dal tizio che l?ha vissuta- meditò Pierpaolo.
-Sei pronto bambolo?-

Carlo si fermò per guardare tutti i presenti. La stanza non fu pensata di certo per ricevere degli ospiti chic, con la sua sola finestra 40X40 messa nel punto più alto, con i suoi tavoli pieni di carte topografiche e di posacenere stracolmi di cicche, con le sue sedie e poltrone non proprio comodissime, con gli scaffali pieni di libri, videocassette e DVD. La maggior parte dei presenti ebbe un?espressione di chi pensa assai senza giungere però alla soluzione. Vinicio disse una parola all?orecchio di Leandro. Sound si controllò le unghie. Jean guardò il poster dell?Odin Teatret. Luigi fissò le scarpe imperterrito.
Umberto con le mani incrociate sopra la testa. Sembrò il più pensieroso di tutti con le sue sopracciglia piegate proprio nell?espressione della persona afflitta da un cruccio. Filippo ridusse in coriandoli un foglietto che tirò fuori da una tasca. Red alzò la testa il necessario per osservarlo senza dare troppo nell?occhio.
-Credo che sia proprio il caso di fermare. Non ti offendere Filippo ma non credo che hai centrato l?obbiettivo-
Filippo mise tutti i pezzetti di carta dentro un posacenere, guardò Carlo e disse:
-Qual è il problema?-
-Vedi a parte che fino ad adesso non ho letto praticamente niente di veritiero rispetto a come sono andati i fatti, il che può anche starci visto che non eri presente all?azione, c?è un fatto che hai tralasciato e che è di vitale importanza. Noi siamo un gruppo- molte teste in quella stanza annuirono -Tu nella tua uh?cronaca parli solo di Luc, cioè di Leandro, e non parli per niente degli altri- rispose Carlo con un sorriso rassicurante.
-Ho capito il difetto, lo posso correggere-
-Lo devi correggere per rispetto a tutti questi ragazzi. Non dimenticare che siamo un gruppo. Fai una cosa corale ed epica. Qualcosa che prenda il lettore-
-Vogliamo più sangue- disse Sam.
-Mettici qualche bella fica- aggiunse Vinicio.
-Qualche inseguimento- suggerì Bacio
-Senti un po?- disse Vinicio a Filippo ?Com?è che parli solo di Leandro?-
-Parlo anche di te- rispose Filippo ?Siete gli unici che conosco un po?-
Carlo riprese in mano la situazione e disse:
-Dovevi parlare della missione che hanno fatto i nostri ragazzi per entrare nel gruppo-
-Test che abbiamo superato- disse Leandro applaudendo ma vedendo che nessuno lo imitava smise.
-Dovevi metterci questo suo entusiasmo- continuò Carlo.
-Ho capito- rispose Filippo ?Afferrato. Vado subito a correggere questo- indicando i fogli che Carlo aveva poggiato su un tavolino.
-Sentite un attimo- fece Umberto ?Mi è venuta un?idea. Perché non lo facciamo entrare nel gruppo?- saltando sulla sedia con un pugno alzato.
Carlo e tutti gli altri rimasero qualche secondo in silenzio in cui tutti guardarono tutti. Tutti che guardarono Carlo che guardò tutti e disse:
-Che ne pensi tu?- rivolto a Filippo
-Sicuramente farà bene alla mia prosa- rispose ?E poi voglio capire bene il senso di appartenenza a un gruppo-
-Ma come cazzo parli?- chiese Sam.
-Basta che è motivato e allenato- disse Bacio
-Signori che ne pensate se Filippo entra nel gruppo?- domandò Carlo.
Vinicio fu il primo a rispondere: -Per me va benissimo-
Leandro disse: -Mi sembra un tipo a posto e in gamba-
-Deve essere motivato- fece Jean
Sam guardò Leandro e gli disse: -E ti credo che ti sembra in gamba. Scrive le cronache su di te. Il tuo ego ne è appagato?-
Leandro rise e lo mando a fanculo con il dito.
-Per me va benissimo- disse Red ?Solo posso consigliarti una cosa?-
-Dimmi- fece Filippo.
-Non usare mai più il presente indicativo-
-Ha ragione- disse Vinicio ?Credo di aver capito quello che vuoi dire-
-Non ho neanche iniziato che già hai capito di che voglio parlare? E poi io sto parlando con Filippo-
-Credo di sì. Visto che ci sono, anche per me va bene se entra a far parte della squadra- rispose Vinicio.
-Posso finire?-
-Solo un attimo Red- fece Carlo ?Siamo tutti d?accordo nel volerlo con noi allora? Alziamo le mani se lo vogliamo. Uno, due, trequciiii…tutti Bene. Presentati domani alle 6.00 del mattino sotto casa tua. Qualcuno ti passa a prendere e in men che non si dica inizi l?addestramento. Si diceva?-
-Red. Stava dicendo una cosa. Facciamolo finire- disse Bacio.
-Grazie. Dicevo che non devi usare il presente indicativo-
Vinicio iniziò ad annuire.
-La tua cronaca sembrava un?intercettazione della polizia proprio per quel parlare al presente- continuò Red.
-È vero. Ecco cos?era quella sensazione mentre leggevi. Era come se mi sentivo spiato- disse Luigi.
-Era come se qualcuno ci spiasse- pronunciò Sound.
-Sbirri- disse qualcuno.
-Paranoia- aggiunse un altro.
-Capito?- disse alla fine Red.
-Ragazzi. Non distraiamoci- concluse Carlo ?Incappucciatelo e portatelo via- indicando Filippo ?Scherzo- gli disse sorridendo.
***
Continua?

Riferimenti: La prima parte.

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Squadra entropia (1)

17 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Luc aspetta nel parcheggio dell?ospedale l?ora per entrare in azione. Seduto in auto vede il via vai di gente e di automobili. Qualche ambulanza ogni tanto. La porta da dove deve entrare è chiusa e si può aprire solo dall?interno. Allo scadere del tempo Nic la dovrebbe aprire. Mancano cinque minuti quando Luc decide di prendere la valigetta e uscire dall?automobile. Il viale che porta alla porta è sgombro di persone il quel momento. Solo automobili parcheggiate. Luc cammina a passo normale, cercando con la mano libera qualche moneta nelle tasche per prendere un caffè al distributore lì vicino. Così per aspettare i cinque minuti. È una giornata senza nuvole.

Alle ore 10.36, quando mancano quattro minuti all?entrata in scena, mentre Luc cammina verso la porta del distributore, una vecchietta che Luc credeva addormentata apre gli occhi e lo sportello dell?automobile per scendere e dire:
-Dottore-
Luc non può far altro che bloccarsi e risponderle:
-Prego?-
La signora che deve avere un?ottantina di anni, richiude lo sportello della macchina e chiede:
-Lei è un dottore vero?-
-A dir la verità- fa per iniziare. Poi si ferma per guardare l?orologio. Mancano tre minuti. Nic poteva aprire la porta anche qualche minuto prima o qualche minuto dopo, questo lo avevano tenuto presente fin dall?inizio. E quella vecchietta gli ha chiesto se è un medico. L?intralcio statistico. In cuor suo vorrebbe dirle la verità. Per non prenderla in giro. Perché non poteva stronzeggiare.
-Sì signora, sono un medico mi dica?- Ma perché è più forte di me? Si chiede Luc
-È del reparto gessi?-
-No signora mi dispiace- Mancano tre minuti devo avvicinarmi pensa
-No, perché mio marito è stato ricoverato tre giorni fa e ancora non gli mettono il gesso definitivo- dice la nonnina avvicinandosi a Luc.
-Signora lavoro al reparto di urologia, non ne so niente io di suo marito. Deve parlare con quelli della sala gessi. Vada da?da Germano, è il capo sala, e chieda di Marta, la caposala. Lei le saprà dire se suo marito ha contratto o no la gessite-
-Gessite?- chiede sorpresa la vecchina
-Sì signora gessite. Forse è per questo che non gli mettono ancora il gesso. Ora devo andare. Arrivederla. Mi raccomando chieda di Germano e di Marta-

Un minuto all?ora fatale. Luc accelera il passo. Arriva davanti alla porta di emergenza del centro di psichiatria e vi picchietta una moneta sopra. Nic apre immediatamente.
-Dai entra- gli fa ?Che hai fatto ai capelli?-
-Sembro un dottore vero? Dov?è?- chiede
-È là sotto. La penultima a destra- dice Nic a bassa voce entrando in un?altra porta.
Luc apre la porta indicata da Nic. Dentro Polly, Valerio e Salvatore.
-Germano!- urla Valerio alzandosi dalla sedia. Mentre Polly:
-Ehi Valerio hai visto chi c?è?-
-No Polly chi c?è?-
-C?è coso, coso, come si chiama, il prestigiatore senza nome, il prestigiatore senza macchia e paura-
-Mi chiamo Germano Polly, lo sai-
Salvatore smette di fissare l?oggetto che ha davanti e guardando Luc si rivolge a Valerio:
-Chi è questo?-
-È il traffichino, Diabolik, Lupin- risponde Polly.
-Polly, perché sei fissata che sono un poco di buono?-
-Perché sei un demone-
-Addirittura. E io che ti ho portato un regalo. E io che credevo che fosse amore il tuo. Quando in realtà sei una stronza come tutte le altre. Ma almeno me le dici in faccia le cose. Quindi il regalo te lo do lo stesso. Ta da- dice tirando fuori delle barrette di cioccolato.
-Cos?è?- chiede Valerio.
-Sono dolci- risponde Luc ?E ce ne sono per tutti. Anche per te, tieni. Non ho sentito neanche un grazie-
-Vaffanculo. Tu non mi ricompri con un dolcetto-
-Polly ci rimango male-
-Crepa- risponde mangiando e sporcandosi la faccia di cioccolato.
-Ok Ok. Valerio, credo che Polly mi odi. Sei d?accordo?-
-Sì. Neanche a me sei simpatico-
-E perché?-
-Perché lo dice Polly-
-Ah ho capito. Senti ti ho portato il vestito come ti avevo promesso-
-Il vestito da- strilla Valerio
-Sta buono-lo interrompe prontamente Luc ?Che ne dici di mettertelo adesso e fare una sorpresa a Salvatore e Polly?-
-Vado vado- risponde Valerio rimanendo qualche secondo in silenzio ?Dove ce l?hai il vestito? Dove ce l?hai il vestito?-
-È qui dentro. Dentro la valigetta-
Valerio come un fulmine prende la valigetta per cercare di aprirla.
-Devi conoscere la combinazione Vale?-
-La cassaforte. Ci nasconde chissà che segreti- dice Polly leccandosi le dita.
-Che segreti? Non è una cassaforte. È una valigetta da viaggio. Ci si mettono i vestiti dentro. Falla finita. Dentro c?è solo il vestito che ho portato per Valerio. Non ho segreti. Non sono un traffichino. Falla finita o con te non ci parlo più- risponde Luc mentre apre la valigetta.
-Valerio mettiti lì dietro- dice indicando un separé
-Mi vergogno-
-Apposta mettiti dietro il separé-
-Mica mi vergogno di farmi vedere nudo. Mi vergogno di farmi vedere da loro vestito da-
-Ah!- lo blocca Luc ?Non rovinargli la sorpresa-
-Veramente io voglio saperlo adesso- sostiene Salvatore. ?Anch?io- replica Polly.
-E va bene allora diglielo- cede alla fine Luc.
-Mi vesto da vigile urbano!- dice saltando per la gioia
-Bello!- dice poco entusiasta Polly mentre Salvatore si scaccola con le dita guardando dentro una bottiglia dell?acqua.
-E poi?- chiede Luc con l?espressione come per dire ?e dillo!?
-E poi basta- risponde Valerio.
-Come e basta? E poi andiamo a dirigere il traffico no?-
***
Continua?

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Addio a Gillo Pontecorvo

13 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Se c?era un artista sempre scontento questo era Gillo Pontecorvo. Realizzò solo quattro film, più un altro a episodi, perché doveva innamorarsi del progetto. Lo ricorda oggi la sua amica Irene Bignardi su ?La Repubblica?. Ebbe una vita avventurosa. Esiliò a Parigi per le leggi razziali, militò nel PCI. Ma soprattutto, girò nel 1966 quel capolavoro che è ?La battaglia di Algeri? (Leone d?oro quell?anno), negli anni ?90 diresse anche la Mostra del cinema di Venezia per qualche edizione.
Pigro di natura, testardo, infinitamente umano, mai soddisfatto in pieno di alcuni suoi lavori.
Ieri all?età di 87 anni è morto a Roma. Il vuoto che lascia non è tanto per dire. Se ne va via un pezzo di storia del cinema. Per capirci, quando morirà Enrico Vanzina non morirà nessuno. Con Pontecorvo è diverso. Anche se da 27 anni non trovava un progetto interessante non vuol dire che si era disamorato del cinema. Anzi è esattamente il contrario. Pontecorvo era anzi è un maestro. I suoi film sono pochi ma buoni e per questo eterni. Perché sono film mai banali, che hanno creato discussioni nel mondo della cultura e non solo, come solo le grandi opere fanno.
Era necessario scrivere queste poche righe per ringraziarlo.

Se vuoi puoi leggere l’articolo scritto da Irene Bignardi su:

http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/spettacoli_e_cultura/morte-pontecorvo/cinema-impegno/cinema-impegno.html

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Distrazioni

12 Ottobre 2006 Commenti chiusi


Vi è mai capitato di distrarvi durante un discorso? Magari è un discorso che sta facendo qualcuno e tu sei lì che devi prendere appunti. Perché sei uno studente. O magari un giornalista. Nel primo caso come nel secondo poco male: non ti fai prendere dal panico e copi al vicino di banco. Se queste tue distrazioni sono frequenti allora ti attrezzi e fai in modo per esempio di avere sempre quello bravo che non perde mai una parola vicino a te. Ma poi cosa sono queste distrazioni? A che categoria appartengono quelle tue? Ci sono le distrazioni del tipo non mi interessa quello che stai dicendo perché ho cose mie per la testa, e il tuo continuo parlare mi sfinisce provocandomi sempre terribili mal di testa, il che non fa che aumentare i miei problemi. Questo è il caso delle persone che hanno effettivamente altre questioni a cui pensare o magari stanno solo chiacchierando con qualcuno che non la smette mai di parlare di cose noiose, qualcuno che parla fino a sfinire la gente per passione. Possono venirti i capogiri, puoi addirittura vomitare, diventi pallido, non dici una parola. Questo tipo di distrazione in realtà si dovrebbe definire in un altro modo che so sordità psicologica immunitaria indotta volontariamente. È un’autodifesa in fin dei conti. Adesso un bel respiro. Ma c’è anche il tipo di distrazione che interviene quando l’argomento che stai ascoltando ti interessa e scatena in te pensieri fantasie che non riesci a fermare. Pensieri che non rispettano la logica e la punteggiatura. In questa categoria ci sono anch’io. Oggi mi è successo di perdermi durante un discorso a quattr’occhi. La persona che mi parlava c’è rimasta male. La mia espressione, me lo immagino, passava velocemente da una attenta e partecipe a un’altra assente o peggio inopportuna. Questa persona se l’è presa perché non mi conosce bene. Chi invece mi conosce non mi chiede -Ma stai ascoltando?- anzi, ma non ne sono così sicuro perché ero distratto -Ma mi stai ascoltando?- come ha fatto la persona che se l’è presa, ma mi dice: -Torna!- oppure -Ripigliati!- o invece -Stop!- altrimenti -Sei ancora qui?- o anche -Come stai figlio!- c’è pure -’Ndondl’!- ma mi rendo conto che quest’ultima è davvero per pochi. Queste persone sono i miei amici. Loro mi riportano alla realtà non appena si accorgono che mi sono perso. Infatti c’è anche -Ecc è. Te si repers-. Lo capiscono al volo e tempo tre secondi -Sveglia!- Qualche amico un po’ violento accompagna la frase con la porrella o lo scapezzone o la cinquina o o’ paccher, se magari vede che è la terza volta che mi perdo in una serata. Mi è successo. Dio quanto viaggiavo in quel periodo. Niente droghe pesanti. Oddio, per me le donne sono una droga pesante, il cinema è una droga pesante. Scrivere è una droga pesante. Anche viaggiare con la testa dirò. Cos’è la droga? È qualcosa di cui non si può fare a meno. Che ti annulla ogni altro desiderio. Che ti fa fare le cose più sciocche e ignobili. Ho capito questo: 1) Ci si può distrarre mente si scrive qualcosa e continuare lo stesso a scrivere. Magari proprio quella distrazione. 2) Ci si può distrarre durante la visone di un film. E non parlo di una telefonata. Perché il cellulare al cinema si spegne. Capito gente!. Posso capire che uno si distrae e se lo scorda accesso. Vabè Vabè. In questi due casi mi è capitato di fantasticare. E perdermi. Poco male. 3) Con una donna non ci si può distrarre. Anzi con le donne non ci si distrae. Se si è in fase di approccio poi la cosa è tassativa. Ci si può perdere con un’amica ma si fa un grave errore perché ci si perde certamente il meglio del discorso. La donna giusta invece riesce ad attirare l’attenzione meglio di qualsiasi altra cosa, per lei si resta lucidi. Guai fantasie guai perdersi guai abbassare la guardia. Quindi è lei la droga più potente di cui io sono schiavo. La droga delle droghe. Quella che annulla tutte le altre. Tutti i film, tutte le cazzate scritte o pensate, o pensate e scritte. Tutta la musica. Niente ha più importanza. Non vietatela. Vi prego non vietatela.

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The Dude, Walter e Donny

11 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Una cosa che colpisce ne Il grande Lebowski è il rapporto tra "The Dude" (da noi Drugo), Walter e Donny. Il primo è un fancazzista che affronta la vita con un certo ottimismo e un certo distacco. Non si scompone mai, quando all’inizio gli scagnozzi di Treehorn gli pisciano sul tappeto, neanche quando i nichilisti lo minacciano di castrazione; quando il proprietario della Ferrari gli distrugge l’automobile all’inizio rimane di sasso; e per finire quando il tassista lo caccia dal taxi per la sua opinione negativa sugli Eagles (lui ascolta solo i Creedence Clearwater Revival). Si arrabbia principalmente con Walter. Già nel primo dialogo tra i due gli grida: -Perché parli a vanvera?-; Alza la voce con lui in macchina dopo che ha minacciato di morte Smokey con una pistola per un "Over the line" durante una partita a bowling (-È una partita di torneo che determina chi passa il prossimo turno- si giustifica Walter); quando durante la consegna del riscatto per Bunny scambia le valigette e si butta dalla macchina in corsa; litigano al bar quando discutono del dito mozzato inviato all’altro Lebowski; quando parlano delle minacce che ha ricevuto dai nichilisti; bisticciano a telefono quando parlano di Larry Sellers e della automobile distrutta, -Il messaggio subliminale è fottiti, lasciami stare e vaffanculo!- gli urla; sempre a telefono quando gli dice di fregarsene della vigilia del sabato ebraico -Tu non sei ebreo!- e di passare a prenderlo con la macchina per andare a Pasadena; e si arrabbia infine con lui durante il "funerale" di Donny. In una sola occasione si arrabbia con qualcun altro: quando scopre che Bunny era assente perché in vacanza da certi amici va dal grande Lebowski a chiedere spiegazioni sui soldi del riscatto. Secondo i suoi ragionamenti nella valigetta non c’erano i soldi, perché Lebowski voleva liberarsi della moglie troppo libertina incolpando qualche sfigato di non aver consegnato il riscatto. Quindi loro hanno scambiato un facsimile per un facsimile. Walter è un pazzo furioso che a suo modo però ci vede giusto su molti aspetti dell’intrigo della vicenda. Tratta sempre male Donny -Chiudi quella fogna- gli dice ogni volta che prova ad intervenire nei loro discorsi. Lo considera solo in due occasioni, in cui The Dude gli fa notare che parla a vanvera perché riconduce sempre tutto al Vietnam o alla ex moglie Cintia. Nella prima gli risponde sullo Shomer shabbos pur di non rispondere a The Dude preoccupato per quello che potrebbe succedere non appena scopriranno che non ci sono i soldi nella valigetta; lo invita a cercare una pista da bowling libera quando discute delle minacce di castrazione che ha ricevuto dai nichilisti. Donny è un personaggio che non ha personalità. Non partecipa a tutte le azioni insieme ai due, come a quella del pagamento del riscatto in cui e assente del tutto; o a quella dell’interrogatorio al giovane Larry Sellers –Aspetta in macchina- gli ordina Walter. L’unica scena in cui partecipa in pieno è quella quando i nichilisti bruciano la macchina di “The Dude”, e sappiamo tutti quale esito avrà per lui. Esito presagito pochi istanti prima dal fatto che non riesce a fare il suo solito strike (rimane in piedi un solo birillo). Donny non ha personalità. Cerca di capire quello che Walter e The Dude dicono, ma non sempre ci arriva. Segue moltissimo con lo sguardo i dialoghi tra i due, dalle sue espressioni immaginiamo quanto possa capire e quando prova a fare qualche domanda Walter lo azzittisce sempre in malo modo. E lui non reagisce mai. The Dude non lo tratta male ma non prende mai le sue difese. Non dice mai a Walter -Non trattarlo così- A tal proposito c’è una piccola curiosità: il motivo per cui Donny viene sempre ammutolito è perché l’attore che lo interpreta (Steve Buscemi), in un altro film dei Coen, Fargo, recitava la parte di un delinquente che parlava senza sosta. Non lo dico io, lo hanno detto i Coen. A riprova del fatto che non ha personalità è importante notare che per tutto il film Donny indossa magliette su cui non è mai scritto il suo nome. All’inizio e alla fine indossa una maglietta con due iniziali; più avanti veste con una con su scritto RAY, infine una con scritto AUSTIN. Per finire un paio di numeri sul film presi da www.imdb.com che non valgono se vedete il film in italiano e che non hanno molto a che vedere con quanto detto fino ad ora: 1): The Dude dice -man- 144 volte, 1,5 volte al minuto 2): Il termine fuck e derivati viene pronunciato 281 volte

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Quando l’horror e la fantascienza si impegnano

8 Ottobre 2006 Commenti chiusi

L’horror e la fantascienza non sono sempre spettacoli di puro intrattenimento. Spesso possono essere delle feroci metafore del mondo in cui viviamo. Già nel 1956 Don Siegal con L’invasione degli ultracorpi aveva dato prova di questo potenziale narrando una storia in cui le paranoie della guerra fredda venivano metaforizzate. L’idea di un’invasione aliena che sostituisce le persone che si addormentano con delle copie prive di personalità, non poteva che essere una metafora della paura americana che il nemico fosse già lì camuffato. L’horror dal canto suo ha provato a trasmettere questi tipi di disagi in pellicole famosissime come The Fog (1980) di John Carpeter. La storia di The Fog parla di una cittadina che festeggia il proprio centenario è che viene "attaccata" da una nebbia luminosa contenente degli zombie che uccidono alcuni cittadini. Nel corso del film si scopre che la città è stata fondata uccidendo e derubando dei lebbrosi che a distanza di cento anni tornano per reclamare vendetta. È chiaro che il film vuole essere una metafora degli indiani d’America. Basti pensare che gli Stati Uniti erano ancora freschi di festeggiamenti per il duecentenario della dichiarazione d’indipendenza (1776-1976). Qualche anno dopo anche Wes Craven prova a cimentarsi con paure più terrene con il cult Nightmare: dal profondo della notte (1984). Qui un pedofilo ucciso dai genitori delle sue vittime torna come spirito per completare quello che aveva iniziato. I bambini che non ha avuto il tempo di uccidere quand’era vivo sono adesso grandicelli e non sanno niente di quanto accadde anni prima. Hanno tutti un incubo ricorrente e comune: un uomo sfigurato e con degli artigli al posto delle dita che li vuole uccidere e se ci riesce si muore per davvero. Wes Craven con questo suo film riprende la lezione degli ultracorpi e la modernizza. Se prima bastava addormentarsi per essere sostituiti da una copia senza sentimenti, adesso basta addormentarsi e avere l’incubo giusto per rimetterci la pelle. L’idea di essere attaccati nel momento in cui dormiamo nasconde la paura sulla nostra vulnerabilità in certe situazioni. Quando dormiamo siamo o non siamo indifesi? Sempre John Carpenter in Essi vivono (1988) ci dice che si può dormire quanto e quando si vuole perché gli alieni sono già lì da molto tempo, per vederli occorre mettersi un paio di occhiali e scoprire che essi hanno occupato tutti i posti strategici della società. Non solo sono perfettamente camuffati ma anche perfettamente integrati. In un post precedente accennavo al film di Peter Bogdanovich Bersagli (1969). In questo film, interpretato da Boris Karloff, un ragazzo di buona famiglia decide un giorno di giocare al tiro a bersaglio umano. Lo fa prima da sopra un gigantesco container sparando agli automobilisti, poi si reca in una sala cinematografica e inizia a farlo sul pubblico di una prima di un film dell’orrore. Se anche un ragazzo di buona famiglia si mette in testa di uccidere chi vuole allora è l’anarchia! Anche il protagonista di Arancia Meccanica (1971) è di buona famiglia e di buona cultura eppure nonostante anche le attenzioni dei genitori sceglie una vita all’insegna della violenza. In quanti film dell’orrore il vero mostro è in realtà l’uomo e non la creatura che spesso chiede solo di essere lasciata in pace? “Frankenstein” (1931) di James Whale si mostra simpatizzante per la creatura più che per lo scienziato. Anche “Il mostro della laguna nera” (1954) è un perseguitato solo perché si trova lì da prima ed è più antico. Lo stesso vale per i protagonisti di Freaks (1932)diretto da Tod Browing: anch’essi sono le vittime dell’intolleranza e della cattiveria di Cleopatra ed Ercole, e per questo la pagheranno carissima. Il film è uno splendido invito a tollerare gli altri ed è anche una riflessione su noi stessi che non può che finire con un mea culpa. Pensiamo adesso un attimo al significato moderno della parola vampiro inteso come persona o istituzione che attira a se, risucchia, deruba. Quando nacque il cinema questo significato metaforico andò ad indicare una donna che usa il suo fascino per attirare e rovinare gli uomini: la così detta vamp. Ancora, ne Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, film del 1919, si affrontano due paure tipicamente moderne: la prima riguarda la paura che degli estranei possano invadere il nostro mondo sicuro e distruggerci (il dottor Caligari e il sonnambulo Cesare sono attori itineranti che arrivano da fuori); la seconda la paura è che l’emarginato sociale possa insorgere contro il sistema costituito (Caligari si vendica del segretario comunale che lo disprezzò). Sugli emarginati sociali ha fondato tutta la sua poetica Tim Burton. Prendete Duel (1971) di Steven Spielberg (tratto da Richard Matheson) e vedete il camionista come il proletario, allora è chiaro che l’automobilista occuperà il ruolo del borghese. Abbiamo accennato al Frankeinstein di James Whale, lo scienziato che pur di emulare dio dimentica le sue responsabilità di cittadino e di essere umano. C’è anche un altro tipo di scienziato che è quello inconsapevole di essere servo di qualche autorità politica come Rotwang in Metropolis (1927) di Fritz Lang. Peggio accade in Hallucination (1963) di Joseph Losey dove burocrazia e scienza stringono un patto distruttivo. Per finire gli zombie di La notte dei morti viventi (1968) non sono tornati in vita grazie al voodoo, come nei film Ho camminato con uno zombie (1943) e Il serpente e l’arcobaleno (1988), quanto piuttosto a causa di un misterioso incidente. Insomma, l’horror e la fantascienza quando sono di qualità fanno anche riflettere oltre che far saltare dalla poltrona.

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Gli inizi di Sam Raimi

5 Ottobre 2006 Commenti chiusi

Sam Raimi è il sogno che diventa realtà di ogni cineasta in erba. Nato a Franklin nel Michigan nel 1959, inizia da giovanissimo a usare la cinepresa 8mm del padre, a tredici anni si compra la sua con i soldi guadagnati rastrellando prati. A scuola un test attitudinale lo vede portato nel riparare le lavatrici. A quindici anni insieme a Bruce Campbell si reca a St. Clare Shore per prendere lezioni di cinematografia da un regista di film tv Vern Nobles. Costui gli insegna, dice Raimi, «a tenere la bocca chiusa». Dopo la scuola superiore si iscrive all’università del Michigan dove fa amicizia con il compagno di stanza di suo fratello Ivan, Rob Tapert. Insieme iniziano a girare cortometraggi tra i quali vale la pena di ricordare The happy valley kid che è la storia di un ragazzo che impazzisce e che sta, o forse stava, alla base di un progetto da realizzare dopo L’Armata delle tenebre, e Within the Woods quest’ultimo costato milleseicento dollari. Inizia in quegli anni la collaborazione con Tom Sullivan responsabile degli effetti speciali di Evil Dead e con l’operatore alle prime armi Tim Philo. Questo film, girato durante un fine settimana in una fattoria della famiglia di Rob Tapert, è da considerare un prototipo di Evil Dead non solo per i due protagonisti Campbell (che qui interpreta il mostro) e Ellen Sandweiss (la Cheryll di Evil Dead), o per via delle riprese sperimentali di Raimi e Tim Philo, ci sono anche analogie nella storia e un fatto curioso che capitò sul set: Campbell in una scena doveva tagliere un braccio finto ma non riuscendoci e sapendo che non era il caso di sprecare pellicola iniziò a morderlo. La scena fu riproposta questa volta volutamente in Evil Dead. Fu proprio mostrando ad amici, vicini di casa, proprietari dei supermercati, agenti immobiliari e quant’altro Within the wood, che Raimi e compagnia trovarono i soldi per girare Evil Dead nel 1978 in tre mesi. Costo finale della pellicola 550.000 dollari. Tre anni dopo, il 15 ottobre 1981, ebbe luogo la prima al Redford Theatre del Michigan. Raimi, Campbell, e Tapert in quell’occasione annunciano di aver fondato la casa di produzione Renaissance Pictures che produrrà anche altri suoi film. Ecco cosa scrisse su Evil Dead Stephen King sulla rivista Twilight zone magazine nel 1982: «Ha la semplicità e la forza evocativa delle storie, che si raccontano intorno al fuoco dell’accampamento, ma questa semplicità non è certo dovuta al caso. È invece il risultato di uno sforzo mirato di Raimi, che è tutto fuorché ovvio. [...] Quello che Raimi riesce ad ottenere in Evil Dead è un nero arcobaleno dell’orrore. Il trucco dei suoi zombi viene da L’Esorcista, la trama dai movies di Romero [...] Quello che funziona è soprattutto Raimi. Egli è talmente bravo che un altro meno dotato di lui non riuscirebbe a fare altrettanto bene, anche a costo di "mangiarsi" un pezzo di Raimi. In Evil Dead la macchina da presa ha una specie di fluidità da incubo che ci fa ricordare il primo John Carpenter: la cinepresa si tuffa, scivola e infine "zoomma" così rapidamente che viene la voglia di coprirsi la faccia con le mani…»¹ ¹ Questo articolo di Stephen King è apparso in Sam Raimi il genio del male (Dino Audino Editore).

Nella foto gli attimi prima dell’inizio del delirio in Evil Dead

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