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Archivio Luglio 2006

Primo interrogatorio a Robert Neville

8 Luglio 2006 Commenti chiusi

Quanto segue è la trascrizione di una parte del primo interrogatorio a Robert Neville. Il gruppo che lo ha rapito ha l’abitudine di videoregistrare gli interrogatori in luoghi abbandonati e di spedire poi la videocassetta a chi meglio credono. Per questa trascrizione non ci sono stati problemi. Ma per un’altra che è arrivata pochi giorni fa ne stiamo avendo un bel po’. Allegata con la videocassetta c’era un foglio con incollate le classiche lettere ritagliate dai giornali: Ci scusiamo ma per un disguido tecnico non c’è l’audio rivolgetevi a qualcuno capace di leggere le labbra

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La scatola inutile che ci farà risparmiare

6 Luglio 2006 Commenti chiusi

È risaputo, dalle mie parti, che ogni invenzione che viene bollata come inutile dalla società a essa coeva, avrà maggiore successo in tempi futuri. È questo il caso dell’invenzione della "scatola" per tagliarsi le unghie dei piedi di Gary Lastbreak (1967-1999), da tutti disprezzato e preso in giro quand’era in vita, adesso completamente dimenticato, ma tra qualche anno (esattamente il 19 maggio 2130) sarà finalmente rivalutato. Quello che lui progettò nel 1994 era un semplice cubo trasparente con tre buchi: uno posto al centro di una facciata per il piede, gli altri due messi l’uno di fronte all’altro su altre due facciate per infilare le mani. Le unghie finivano sulla base di questo cubo, dopo circa dieci tagli Gary consigliava di svuotare la "scatola". L’idea gli venne per via delle continue grida della mamma ogni volta che trovava unghie tagliate in giro per la cucina o per il salotto o per il bagno. Prima di avere l’idea folgorante, per un periodo si tagliava le unghie per strada seduto su una panchina o sul bordo di una fontana, ma chi sa perché questo infastidiva la gente che passava. Costretto a smettere inventò la "scatola". La scatola però non ottenne successo ma solo sonore risate. Cinque anni dopo muore per uno stupido incidente. L’idea di base della sua "scatola" sarà ripresa da un gruppo di scienziati americani per creare una fonte alternativa di energia. La SANA (l’equivalente futuro della NASA) costruirà grazie a quella fonte una serie di navicelle per trasportare umani. L’idea alla base di tutto si può riassumere così: Prendiamo un cubo mettiamolo su un tavolo e proviamo a spostarlo e ad alzarlo. Adesso riempiamolo con qualcosa di pesante. Proviamo a spostarlo e ad alzarlo. Facciamo fatica. Adesso proviamo a immaginare che il tavolo che regge il cubo pesante improvvisamente sparisce. Che cosa accade? Che il cubo pesante precipita verso il basso. È basilare sottolineare che quando lo scienziato X iniziò ad esporre più o meno con queste parole la sua idea ai colleghi, questi senza nessuno escluso obbiettarono subito che un certo Newton molti secoli prima aveva notato qualcosa di simile. La risposta del nostro Dottor X però lascio tutti a bocca aperta. Perché questa forza che muove gli oggetti lui la voleva provare in assenza di gravità, nel vuoto. Diceva: se noi ad una estremità di una navicella mettiamo trecento atleti che spingono verso il muro che otteniamo? A giudicare dagli schizzi che allego si direbbe che tra i due esista qualche diretta discendenza.

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Alcool, sentimenti e destini incrociati

5 Luglio 2006 Commenti chiusi

È interessante notare come la storia del ragazzo che si sbronza per dimenticare l’amore finito, se inquadrata in un contesto globale, abbia portato a conseguenze a dir poco disastrose per decine e decine di persone apparentemente estranee alla faccenda. Tanto per fare un esempio. Il tizio del bar che gli fa: -Sei stato mollato?- in realtà era un attore di una compagnia della città. Si trovava nel bar per la pausa pranzo e aveva deciso di allenarsi a fare il guastafeste visto che doveva interpretare un ruolo del genere in una rappresentazione che avrebbe avuto luogo quella sera. Quella sera Giovanni Venanzio, questo il suo nome, alla prima di Desidero solo desiderare, nel momento cruciale della sua battuta: -Faresti meglio a sparire- cambia copione e se ne asce con un misterioso: -L’abbiamo deciso insieme- Lo sconcerto degli attori, tutti professionisti, dura per fortuna pochi attimi, anche Giovanni Venanzio si riprende, o almeno così sembra, e tutto fila liscio fino alla fine quando il pubblico concede generosi applausi a tutti compreso Venanzio. Dietro le quinte il più anziano degli attori mentre si toglie i costumi di scena dice rivolto verso il nostro: -Certo che proprio non riesco a capire come hai potuto dire una cosa così priva di senso- È allora che, secondo le biografie ufficiali degli attori della compagnia, al più vecchio attore della compagnia, tale Claudio Calducci, viene il primo sospetto che Giovanni Venanzio sia in realtà pazzo da legare. Perché l’espressione del nostro, ma soprattutto la sua risposta, lascia Calducci esterrefatto. Fatto sta che Venanzio guarda Calducci con aria sorpresa e gli fa: -Ma di che diavolo parli?- -Di quello che hai detto in scena- -E che avrei detto?- -Quando Jacopo ti dice di andare via perché aspetta Jolanda e non vuole scocciature tra i piedi, tu dovevi rispondergli "Faresti meglio a sparire" e invece te ne sei uscito con "L’abbiamo deciso insieme"- -La mia battuta è sempre stata "L’abbiamo deciso insieme", che vai dicendo?- -Giova’, hai voglia di scherzare, lo sai che devi ringraziare che Mirko non c’è ‘sta sera lo sai?- -Ma va la!- Per farla breve, nonostante i primo forti sospetti che nella mente di Giovanni Venanzio ci fosse qualcosa che non andava, il giorno dopo è nuovamente in scena, ma quando arriva il fatidico momento ripete l’errore. Mirko, il regista della rappresentazione, è presente questa volta e furioso lo cazzia dietro le quinte. È talmente incazzato che vorrebbe cacciarlo -La faccio io la sua parte- dice con la bava alla bocca. Solo l’intervento di Claudio Calducci sistema le cose -Ci parlo io- fa al regista. Calducci che sospetta della sua pazzia vorrebbe convincerlo che quella battuta è stata cambiata all’ultimo momento, che c’è stato un terribile malinteso e che tutto si sistemerà. Più o meno gli dice questo con tutta la calma del mondo. Giovanni Venanzio sembra capire, va dal regista per dire che va tutto bene, che tutto si è risolto. Pace fatta si direbbe. No! Perché la terza sera si rivela identica alle altre due. La quarta sera vede Giovanni Venanzio sostituito da Mirko Beltrami. Il sesto giorno esisteva già la locandina con i nomi cambiati. Si era passati da:

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Radio America di Robert Altman

4 Luglio 2006 Commenti chiusi

Radio America l’ultimo film del compianto Robert Altman(che nell’originale si chiama A Prairie Home Companion) è semplicemente meraviglioso. Uno dei film migliori visti quest’anno a cinema a mio avviso. [continua...]

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Dannati sentimenti, dannato alcool

4 Luglio 2006 1 commento

È facile parlare male dei sentimenti quando una storia d’amore finisce. Ci si prende una bella sbronza convinti che la cosa aiuti e ci si sveglia il giorno dopo, molto presto, quasi all’alba, con un terribile mal di testa che aiuta solo a iniziare da capo nel peggiore dei modi: tutto ci dà fastidio, ti muovi per la città ancora barcollante, odiando la coppietta che si bacia, maledicendo i vecchi che prendono il sole seduti su una panchina, mettendo lo sgambetto ai bambini che corrono verso i loro genitori. Il giorno prima tutto sarebbe stato visto come qualcosa di meraviglioso. Ora producono solo espressioni sul viso impensabili prima, a metà tra il teso e l’affranto. Tra un mese sarà tutto uguale. Ancora arrabbiato con tutti ma con l’aggiunta di un nuovo elemento su cui sfogare l’odio: te stesso. Ti inizi a domandare perché mai ti sei cacciato in un simile pasticcio, perché mai hai dovuto dare retta ai sentimenti per ora ritrovarti in quello stato. E sono proprio pensieri simili che ti portano al primo bar sulla strada. Lì ordini una di quelle cose che non prenderesti mai a quell’ora. Ma il primo bicchiere è come te, cioè solo come un cane, allora decidi di ordinarne un altro così almeno loro si faranno compagnia. Risultato: i due bicchieri dopo un po’ che discutono ti chiedono il parere di un terzo bicchiere e così via. Sei fortunato se non ti cacciano dal bar. A volte basta una gomitata che un vicino ti dà per sbaglio per scatenarti. Ogni donna ci sembra che faccia discorsi idioti, ogni maschio che fa delle avances ci sembra un perfetto imbecille perché non sa a cosa va incontro. Il fatto è che non riesco ad avere delle storie da una botta e via, il fatto è che sono un diavolo fascinoso a cui conviene camminare a testa bassa, la questione è che nella mia natura non posso stare senza una donna. Il punto è che non vorrei alzarmi mai più da questo sgabello. Che palle! Per anni non ho mai ceduto alle lusinghe di certe corteggiatrici per amore nei suoi confronti, per onestà, per carattere insomma. Ma queste corteggiatrici adesso non ci sono e così sarà anche tra un mese come tra un anno. Sbiascicando ordini un altro drink sempre a testa bassa. Senti il suo profumo, ma non hai il coraggio di alzare la testa, segui tutto con l’udito e con la coda dell’occhio, poi senti la sua voce e capisci che non è lei. Non avevi mai pensato prima d’ora che quel profumo lo potesse portare anche un’altra ragazza. Eri proprio cieco. Tutto sommato, pensi mentre il quarto drink ti viene servito, non si sta poi così male. Una sbronza a quest’ora non avresti mai potuto prenderla prima. Devi solo trovare il coraggio di rialzarti, prima però devi finire il bicchiere da bravo. Avrei voglia di piangere, anche ieri ne avevo voglia ma non ci sono riuscito. Ragazzini che fanno festa a scuola li vorresti massacrare di botte. Ti alzi dallo sgabello bello piegato, fai per prendere i soldi ma hai dimenticato il portafogli. Lo dici al barista che ti guarda sconcertato, prometti che vai a prendere i soldi a casa e che torni subitissimo. La barista fa no con la testa. Lasci in pegno il tuo cellulare. Non se ne fanno niente mi dicono. Un cazzo di cliente mi poggia la sua sudicia mano sulla spalla e mi fa: -Sei stato mollato?- Vorrei mollargli un pugno in faccia, ma ho già abbastanza guai di mio. -L’abbiamo deciso insieme- Cedo al barista la mia carta d’identità dicendogli di denunciarmi se non torno entro oggi con i soldi. Il pensiero non espresso dal cliente del cazzo è fin troppo esplicitato dalla sua risata: se non torni vuol dire che ti sei buttato dal ponte. Anche il barista inizia a ridere e così anche la barista attacca. Mi dà la mia carta d’identità e mi dice: fatti un paio d’ore di sonno e poi portami i soldi. Dormire, e chi ci riuscirebbe? Esco dal bar immerso nel silenzio assoluto. Ma non stavano ridendo tutti fino a un attimo fa? Cammino per strada non in direzione di casa ma verso non so bene cosa, passo vicino casa sua, sono sotto il suo portone, non ho più le chiavi di casa, sul campanello c’è ancora il suo nome, un silenzio assordante che mi fa uscire di testa mi ordina di andarmene via quando il portone si apre senza preavviso. Corro come un matto mentre la persona che ha aperto il portone esce, continuo a correre senza voltarmi, giro l’angolo mentre penso all’ennesima figura di merda appena fatta. Forse dovrei andare veramente a dormire. Rinchiudermi in casa per il resto dei miei giorni, altro che trovare la forza di rialzarmi, voglio rimanere per terra e morire lentamente, senza fare più niente per il resto dei miei giorni, a limite rotolare per spostarmi da una stanza a un’altra. In fondo sto piangendo adesso, in fondo so benissimo che non passerò il resto della mia vita da solo, che la mia è solo…mmm…scaramanzia? Sono un diavolo fascinoso e nessuna donna se voglio mi può resistere. Ora però è il caso di farsi una bella doccia che non solo ti toglie via la puzza di dosso ma ti fa anche ripigliare. Dopo di che una bella lobotomia o un sano elettroshock, oppure dimentichi tutti con l’aiuto della chimica e ricominci come se niente fosse. E se invece diventassi di proposito terribilmente noioso?