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Archivio Giugno 2006

L’anno zero dell’arte

21 Giugno 2006 1 commento

Tutto è iniziato perché dei mocciosi del cazzo hanno rovinato la loro recita su Re Artù bambino. Durante le prove non c’erano mai stati problemi, tutti i bambini recitavano se pur malamente la loro parte, Vinicio interpretava Re Artù da giovane, Marco recitava la parte del padre adottivo di Semola (questo è il nome se non lo sapeste di Re Artù da bambino), Filippo quella del suo fratellastro. Luca quella di Lancillotto bambino (ahime) , Simona quella di Ginevra (sic), e via dicendo. Carletto, Robertino, Andrea e Giuseppe, i quattro scapestrati della terza E, i quattro, definiti dalla maestra di italiano, mezzi ritardati mezzi matti mezzi scemi, dovevano soltanto cercare di estrarre la spada dalla roccia, dovevano fallire miseramente perché ad estrarre la spada dalla roccia doveva essere Vinicio. Dicevo che durante le prove tutto era filato liscio, fino al giorno della recita. Inutile dire che tutta la scuola era presente: tutte le 15 classi, quasi tutti i genitori o almeno un adulto per allievo, tutti i maestri. Un gran casino di gente. Inizia le recita, se si esclude un certo punto in cui Marilena la narratrice si perde un attimo, non ci sono intoppi. Finché non si arrivava alla scena della gara per estrarre la spada dalla roccia, la recita poteva venir ricordata adesso come una cosa tanto carina fatta da quelle splendide creature che sono i bambini della terza E. Invece è successo tutt’altro. Robertino è il primo secondo il copione a dover tentare di estrarre la spada. Non ci riesce. Ma solo perché è passato mezzo secondo. Un attimo dopo Robertino estrae la spada e tutti si spiegano l’improvviso pallore della maestra di italiano. Alcuni bambini sul palco neanche si rendono conto del boicottaggio e iniziano a recitare le battute -Evviva evviva abbiamo un re evviva evviva- Questo copre ma non troppo la voce della maestra di italiano che urla a Robertino -Rimettila a posto- A quel punto si genera un silenzio quasi assoluto. Un po’ per quello che la maestra aveva detto ad alta voce, un po’ perché Robertino aveva passato la spada a Giuseppe il quale dopo averla rimessa nella roccia si apprestava a ritirarla fuori. -Sono il vostro nuovo re! Inchinatevi- Niente evviva evviva questa volta, solo Robertino che esce verso il lato destro e Vinicio in un angolo. Il balzo in piedi della maestra fa dire a qualcuno nelle file dietro -Ehi levati non vedo quello che fa mio figlio con la spada- ma la maestra si è già precipitata dietro le quinte (ci troviamo in un piccolo teatro che la scuola ha affittato) per prendere almeno Robertino per le orecchie e tirargliele forte a quel piccolo bastardo. O magari per darli un paio di calci in culo a quel piccolo figlio di puttana. -Dov’è Robertino?- Chiede a Ginevra, poi aggiunge -Che ci fai tu qui? Non dovresti essere in scena?- -Mi scappava la pipì- Dalla quinta di destra la maestra, che a proposito chiameremo per pura convenzione Rosy, nota Robertino nascosto nella quinta di sinistra ridere a crepapelle. Giuseppe passa la spada ad Andrea che ripete la scena. Rosy non se la sente di entrare in scena per porre fine a quello schifo. Lancia uno sguardo di sfida a Robertino e Giuseppe nascosti sempre là e decide di tornare al suo posto come se non stesse succedendo niente. Andrea passa la palla a Carletto che entra in scena con un tubetto di Super Attack in mano. Ripete l’operazione, ma prima di rimettere la spada a posto per farla estrarre da Vinicio riempie il buco nella roccia (in realtà compesato) di Super Attack a presa rapidissima. Carletto, il più farabutto di tutti, perde tempo prima di chiamare Semola facendo il buffone con frasi tipo -Che bella roccia- o -Qualcuno vuole sfidarmi a braccio di ferro?- Vinicio è l’unico insieme a pochi altri bambini sul palco a non essersi accorto della colla nella roccia, non perché questi fossero tonti, in fondo un po’ lo erano davvero, ma per una semplice questione di posizione sul palcoscenico. Carletto infatti si era messo di spalle a Vinicio e ad alcune comparse nel mettere la colla nella roccia. Di spalle a Vinicio significa di fronte al pubblico, il suo pubblico oramai. Alcuni genitori un po’ tonti non pensavano che potesse trattarsi di un boicottaggio dei quattro piccoli delinquenti, ma di una lettura audace della leggenda di Re Artù da parte della maestra di italiano. Alcuni arricciarono il naso: troppo audace pensavano. Per farla corta Vinicio non riuscì ad estrarre la spada e mentre tra le risate generali del pubblico scagliò la roccia con la spada in testa a Ginevra che rideva sul palco come una pazza, la maestra iniziò a mostrare i primi segni di squilibrio che la porteranno ad esaurimento nervoso che la portò a denunciare i genitori di Robertino, Carletto, Andrea e Giuseppe. I bambini sul palco si sentirono autorizzati a fare quello che più volevano. Filippo metteva la testa sotto la gonna di Simona mandando su tutte le furie Luca e Andrea i quali gli saltarono addosso. Marco si faceva picchiare da Marilena. -Fagli vedere chi sei- diceva qualcuno del pubblico. –Ho bisogno di una vacanza- diceva un’altra voce. Vinicio è tornato nel suo angoletto. -Cocodè- (fa un’altra voce ancora?) Bla bla bla, processo, la cosa va un po’ per le lunghe quindi taglio tutta la parte pallosa, e alla fine il tribunale decide che i bambini dai 6 ai 10 di quel paese, nel senso di nazione, devono sottoporsi a una serie di cure (che comprendono tra le cose la somministrazione di psicofarmaci, un intervento chirurgico e altra roba) per inibire le loro naturali tendenze distruttive. Adesso per i banchi di scuola non vola una mosca. Tutte le materie d’insegnamento sono state cancellate perché, dice la sentenza, incitano il bambino a pensare. Invece di insegnare si pratica l’elettroshock, Si fanno ingerire pasticche. Tutte cose mostruose e bellissime. Mostruose per le ripercussioni che la faccenda ha avuto su i pianeti confinanti. Per confinanti si intendono i pianeti del proprio sistema solare e quelli non lontani più di 50 miliardi di anni luce. Da questa decisione del tribunale di Merferd si è dato il via alla più grande rivoluzione culturale di tutti i tempi. L’anno zero dell’ arte.

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