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FrankenSilvio (La vera storia del Signor B.)

9 Maggio 2006

Sono qui per raccontare la mia storia, la serie di eventi che hanno portato a quello che tutti sappiamo. Forse lo faccio per giustificarmi, per suscitare pietà, forse per vaneggiare un po’. Questo dipende da voi. Appartengo a una famiglia di cui nessuno parla bene, solo alcuni fanatici ci difendono non come individui ma come icone. Simboli di quel desiderio intrinseco dell’uomo di ricreare la vita. La mia famiglia è la famiglia Frankenstein. Il parente che iniziò tutto fallì miseramente, lo sappiamo tutti, ma l’errore non fu mettergli un cervello criminale. No, questa è un invenzione di James Whale che nel 1931 traspose la storia che Mary Shelly rubò alla mia famiglia in un film con Boris Karloff. In realtà presto ci si accorse che l’intelligenza della creatura non era da meno di quella degli altri. Così leggeva autori come Goethe anche forse per alleviare le sofferenze che la sua raffinata mente provava nel constatare la sua diversità. Tanto per dire, anche la morte della creatura dentro il mulino in fiamme è un’invenzione del film. Il mio avo morì serenamente, suo figlio seguì le sue orme senza portare migliorie alle tecniche del padre. I successori cercarono di evitare che la creatura provasse risentimenti nei confronti dell’uomo, a questo proposito gli imposero tramite una rigida educazione una cosa sola: NON UCCIDERE NESSUN UMANO. Eravamo comunque due secoli addietro ma già all’inizio del ’900 la tecnologia ci venne incontro apportando molti perfezionamenti. In tempi più recenti con l’avvento del computer si è potuto ricreare una specie di mappa del carattere con moltissime opzioni tra cui scegliere, per esempio nell’opzione attitudini si può scegliere tra ALTRUISMO, DISCIPLINA, ONESTÀ, GENTILEZZA, e altre cose simili. Per ricreare la casualità che interviene nella vita, tutte queste opzioni vengono scelte a caso da un calcolatore. E qui è doveroso parlare di mio figlio. Mio figlio è un artista, quindi è una testa matta. Si fissò anni fa con i manifesti dadaisti, in particolare con quello della poesia dadaista. Non so se ce l’avete presente. La poesia dadaista veniva creata estraendo a sorte le parole. Quel genio di mio figlio decise allora di inserire nel data base delle opzioni attitudinali concetti come PIROMANIA, LIBIDO, MANIPOLAZIONE, DEPISTAZIONE, CORRUZIONE, FALSITÀ, ARROGANZA, con il semplice scopo di vedere che effetti produceva sulla creatura e sulla società. Io di tutto questo non sapevo niente. Quell’incosciente di mio figlio ha fatto tutto tenendomi all’oscuro, dovete credermi. Non avrei mai dovuto insegnargli ad usare i miei strumenti…ma ormai quel che è fatto è fatto. inizialmente la creatura che ne è nata non dava segni di squilibrio. Si integrò perfettamente con gli esseri umani. Molti anni più tardi ha raccontato che quando era piccolo scrisse una prefazione alle opere di Checov. Se l’ha fatto veramente non lo so. Fatto sta che non è diventato uno scrittore, né un critico. Non è diventato un artista, né un uomo interessato al sociale. Ha iniziato a lavorare comunque in un campo artistico, cantando nelle navi da crociera. Poi però deve essere successo qualcosa che nel giro di pochi anni lo trasforma da cantante a…imprenditore. Pochi anni in cui costruisce un impero economico facendo ogni sorta di carte false. Ma questa è un’altra cosa che si verrà a sapere più tardi. Certo, in molti si chiedevano: ma da dove viene questo? Chi gli ha dato tutti questi soldi? Come se li è procurati? L’amore che comunque un genitore ha per la sua prole (o il marito ha per sua moglie, o lo scienziato per la sua creatura), rende ciechi anche gli individui savi come me. Se solo mo figlio me ne avesse parlato in tempo. Se solo io fossi stato un po’ più presente… Con i se e con i ma non si fa la storia, né si risolvono problemi. Il passato è passato. Punto. Quando le domande sul suo conto ha iniziato a farsele anche la magistratura, non ho potuto fare a meno di cadere dalle nuvole e porre un rimedio alla faccenda. Ma la mia creatura, che cretina non è, mi ha anticipato spiazzando tutto e tutti. Vabè, spiazzando me. Per cercare di salvarsi da..i casini fatti nell’imprenditoria è passato alla politica. Dai giudici non c’è passato quasi mai. A suo favore devo dire che ha detto di non aver mai ucciso nessuno, mantenendo così l’antica legge del mio avo, ma su quello che dice non ci si può fare affidamento. Lui…esso batterebbe tutte le macchine della verità. Dal giorno della sua…scesa in campo è andato a governare due volte. Ha subito non so più neanche io quante inchieste e quanti processi, per aggirarli si è fatto fare delle uh… leggi apposite. A chi gli chiedeva qualcosa su queste malefatte (non parlo dei giudici perché da loro non ci andava ma di giornalisti o di pochi pochissimi politici all’opposizione) lui rispondeva dicendo che quello nei suoi confronti era un complotto. Che tutti ce l’avevano con lui. In altre occasioni invece si vantava delle sue imprese esponendo la sua esagerata sicurezza di sé. Ed è stato lì che ho capito che c’era qualcosa che non andava: di fronte alle sue affermazioni il paese si arrabbiava, io ero incredulo, mio figlio invece rideva. Per farla breve sono andato al laboratorio dove tutto ebbe inizio a vedere quali concetti erano stati selezionati per entrare nella sua testa. Alla voce personalità la scelta finale si era fermata a metà tra MEGALOMANIA e PARANOIA. Questo comunque spiegò i suoi atteggiamenti descritti poc’anzi. Mio figlio si giustificò come sapete, ma oramai la creatura era fuori controllo. Ma come in tutte le cose bizzarre spesso interviene un fattore esterno, un deus ex machina, una manna dal cielo sotto forma di cavalletto che un fotografo scaraventò sul volto della creatura. Quello che il cavalletto ruppe non fu solo la sua faccia, ma anche l’elaboratore che controllava i suoi freni inibitori. Da quel giorno la creatura cambiò. E lo si capì da subito, dal fatto che perdonò il fotografo, dal fatto che di lì a poco avrebbe perso le elezioni anche se di un soffio. Rimaneva un solo problema: dovevo vuotare il sacco, dire a tutti quello che era successo, chi ero io, chi era veramente la mia creatura, parlare dell"’incidente" causa unica di tutti quei disastri. Non feci mai il nome di mio figlio, e non me ne pento, anche se sono stato allontanato, esiliato in un posto che neanche io so dov’è. Sono passati tanti anni da quei giorni. Adesso il cervello della mia creatura è conservato nel più importante museo criminale della terra. Ho saputo che mio figlio ha aperto un nuovo laboratorio dove crea donne per il piacere degli uomini, e uomini per il piacere delle donne. Forse avevo sottovalutato mio figlio. Meglio questo che B. In fede Barone Y. Frankenstein Luogo ignoto, 52 ottobre 2031 Manoscritto donato dalle autorità malesi a quelle italiane nel 2046 in occasione della 2ª Festa di Liberazione

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